Titolo: “Simone Flamini – Walking towards the game”

Concept and development: Rossano Ronci/Debora Sommazzi

Fotografie: Rossano Ronci

Editing: Debora Sommazzi

Graphic design: Debora Sommazzi

Casa Editrice: Libreria dello Sport – Milano

È opinione diffusa che creare sia molto più difficile che distruggere.

Vero.

Nel gioco inventato da un professore di educazione fisica canadese nell’Est statunitense della fine dell’800 per evitare di essere licenziato dal preside della locale YNCA che aveva disperatamente bisogno di un passatempo indoor per i “ragazzi”, è probabilmente però ammessa la formula dubitativa. Se avete mai visto una partita di basket in cui sia in campo Simone Flamini potreste concordare. Il Prof. quando immaginò un gioco con i cestini di pesche affissi a 10 piedi da terra, non immaginava verosimilmente d’aver creato il gioco perfetto. Tutti attaccano e tutti difendono, non ti puoi nascondere e in nessun sport con palla, il singolo possesso è tanto tesaurizzato. Coach Greg Popovich, allenatore dei San Antonio Spurs ma soprattutto il più grande conduttore di anime cestistiche in attività, se potesse, chiamerebbe un time out ad ogni palla persa dai suoi, come se se ne sentisse profondamente offeso. Non può. A Coach Pop, Simone piacerebbe tantissimo. Il basket di Simone piacerebbe tantissimo. Il basket di Simo è in “levare”, una sottrazione la sua, elegante e raffinata. Se la palla ce l’ha lui “less is more”, se la palla ce l’hanno gli altri, applicate la frase di Paul Valery al basket. Nel suo personalissimo scanner, Simone è in grado di contemplare chi ha di fronte come nessuno riesce a fare nel basket italiano. Ogni elezione di un piede perno di un avversario genera un suo automatico cambio di postura difensiva: l’attaccante intuisce immediatamente d’aver meno opzioni, sempre meno ad ogni trascorrere dei secondi. Avrò visto cento volte gente dal trentello facile cercare sul campo il suo luogo offensivo preferito, quello che gli americani chiamano “comfort spot” per trovarlo regolarmente occupato da Simone. Raffinato, quasi perfido, basket in levare. Simo parla poco e attua parecchio. Se non è in campo t’accorgi che il suo silenzio sa essere un linguaggio e cerchi subito di rintracciarne l’assenza. La prospettiva di chi fa, di chi è coinvolto nell’azione, non necessariamente però coincide con quella di chi osserva ed è qui che abbiamo bisogno dell’obiettivo di Ross e soprattutto della sua discrezione. L’obiettivo di Ross non parla mai a nome proprio e – se Dio vuole – non esprime giudizi di valore. Viviamo in un mondo dove sembra che nessuno riesca a fare a meno di esprimerne, Ross invece non sembra proprio avere voglia o necessità di convenzioni. Se notate, è sempre discretamente lontano, spesso ad un’altezza quasi più bassa di quella che ci si attenderebbe, quasi una sintetizzazione più che una ricerca, molto più interessato alla profondità che all’estensione. Simone, molte volte, da quasi l’impressione nemmeno di accorgersene. anche questa è arte in levare. La più raffinata.

“Pescatori!” “Prendetevi sto remo!” Antico detto pesarese

FEDERICO BUFFA – (L’Avvocato)

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