Titolo: Rossano Ronci – Le Torri milanesi – La città che visse due volte

Concept and development: Rossano Ronci

Photos: Rossano Ronci

Project:

Editor : Corraini Editore

Curatori: Giovanna Calvenzi, Marco Rainò

Il libro sarà presentato entro la fine del 2017

Per raccontare questa sua “città che visse due volte” Rossano Ronci disattende impudentemente le regole d’oro della fotografia di architettura. Ignora con consapevolezza le consuetudini dell’ortogonalità, del rispetto nella descrizione delle forme e dei materiali. Crea una propria sintassi, un proprio vocabolario, e la sua rilettura degli spazi e degli alti edifici milanesi segue regole altre, che non trovano la loro ragion d’essere nell’osservazione delle geometrie e dei volumi bensì nella ricerca di suggestioni e di emozioni. I grattacieli, anzi “le torri”, come lui stesso le definisce, sono il pretesto per un vagabondare da flâneur in una città che gli regala prospettive inedite, cieli con tutte le cromie del crepuscolo. Nella fotografia di Ronci Milano diventa una città per la quale non ci sono definizioni. Un’invenzione, quindi, che trova le sue radici nell’affetto, in un’immaginazione vivifica, capace di guardare quello che non vediamo, di farci scoprire quello che non pensavamo neppure di cercare.

Giovanna Calvenzi

 

Vedute, scorci, ritagli d’ambiente cittadino: una collezione di cartoline urbane, di inquadrature de nite da una ssità limpida, di ritratti fotogra ci con soggetto ricorrente. In questa sequenza di immagini c’è la Milano degli alti edifici, delle torri, delle architetture verticali, presenze cardinali e apici di discontinuità nel pro lo alto della città, antenne sottili dai contorni netti, acuti e marcati. In queste fotogra e – scattate dal basso, dalla quota convenzionale de nita “ad altezza-uomo” – la città inerte dei corpi edi cati è una successione di luoghi momentaneamente inabitati, sospesi nella luce rosata dell’alba o del tramonto, vestiti di ombre dense che disegnano diorami inaspettati; ogni scatto restituisce un amalgama in chiaro-scuro di presenze co- struite, in cui la Velasca, il Pirellone, la Solaria, la Breda, la Diamante e il Bosco Verticale sono architetture tra le architetture, emergenze multi-piano non isolate ma comprese e radicate nella trama tta del contesto. Visti così, questi “grattacieli italiani” – mo- derni e contemporanei – sono presenze concrete e astratte allo stesso tempo: minerali di cemento e vetro, volumi terreni, solidi; ma anche bagliori senza peso, luminescenze ascendenti verso il cielo, ri essi di materialità. Nella frizione tra questi due poli op- posti, le torri sono soggetti conturbanti e malinconici, immersi nella ssità di uno scatto che cattura l’impercettibile, inestimabile vibrazione luminosa in cui la visione della città si rivela come una pratica emozionante.

Marco Rainò

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